Tentativo di Dubbio_Capitolo II

di Dydimos / Alessia Certo e Giulia Vannucci

in collaborazione con
Angelo Camillieri
Volha Iotchanka
Margherita Kay Budillon
Massimiliano Marianni
Valeria Mauro
Beatrice Migliorati

a cura di Martina Cavallarin
in collaborazione con Nelumbo Open Project

26 settembre - 26 ottobre 2018
opening 26 settembre ore 18.30

Tentativo di Dubbio_Capitolo II è l’esito espositivo della residenza che Didymos ha svolto durante l’estate 2018 presso Nelumbo Open Project. Il bando chiedeva ad artisti e collettivi una proposta che alternasse occasioni di incontro con il pubblico e momenti di lavoro autonomi: la risposta che Giulia Vannucci e Alessia Certo hanno prodotto prevede l’approfondimento di una prassi già costituita,Tentativo di dubbio, che si apre all’altro prima di essere risolta e che quindi si assume il rischio di venir messa in discussione, di essere profondamente contaminata e modificata nell’ambito di questo incontro o ancora di non essere compresa e dunque fruita sommariamente. Tentativo di dubbio è una una modalità di ricerca e analisi, un metodo fondato sul fallimento come tesi e sul dubbio come presupposto, all’interno del quale una serie di materiali accuratamente selezionati per le loro caratteristiche fisiche e fenomenologiche vengono maneggiati con perizia, testati e adoperati al fine di produrre dispositivi agibili. L’esito fallimentare dell’azione operata su questi dispositivi mette in forma una serie di installazioni fragili e duttili, in cui la puntualità compositiva e l’imprevedibile volontà di autodeterminazione di ciascun elemento coesistono in un rapporto di ascolto e influenza reciproca.

È dunque necessario convertire la propria disposizione alla contemplazione passiva e le aspettative che comunemente nutriamo verso il dispositivo mostra, in uno stato di oscillazione fluida fra la tensione del fare e l’abbandono all’ascolto, in una formula che coniughi presenza cosciente e distacco metodico dal proprio ego. A chi riuscisse nell’impresa,Tentativo di Dubbio rivelerà le sue potenzialità creative e curative, l’immenso insostituibile valore del lavoro costante e reiterato che non si manifesta nella forma appagante, ma nella produzione di un nuovo stato energetico per l’ecosistema che lo accoglie.

Luoghi di crisi e di resistenza

di Martina Cavallarin

Dallo studio dettagliato e consapevole della Storia dell’Arte, alla ricerca di un personale percorso concettuale, all’attuazione di una reiterata e ossessiva pratica del “fare” che nei materiali e nell’espansione dell’errore rivelano la concretizzazione del processo, si manifesta l’epifania dell’opera raffinata e complessa di Didymos. La poetica che si affina nell’atelier dell’artista è alla base di qualsiasi ricerca in ambito diArteVisiva e non solo,ma nel caso di Didymos - organismo singolare espresso da un duo fuso in una magnifica singola ossessione – l’apertura pratica e fattiva che un workshop prevede apre a un’espansione di possibilità che trovano nel dubbio e la sua continua amplificazione, una successiva occasione del procedere. Condivide Didymos. E non lo fa per un’esigenza di trasmissione di sapere, formativa e necessaria anch’essa, ma per uno scambio che è respiro biologico condiviso multidisciplinare e transgenerazionale. E per considerare strade che percorse in solitario sono altrimenti difficilmente individuabili prima e percorribili poi.

Il progetto esplora il patrimonio fondamentale contenuto negli archivi di Didymos ideando una piattaforma corale e partecipativa incentrata sull’opera e su ciò che occorre per renderla indipendente e potente, labile ma fruibile al contempo. Presenza reale nello spazio espositivo la costruzione del lavoro e la delicata fase di abitazione di questa nello spazio abbisogna del momento giusto, magico e ingovernabile, che per attuarsi attinge allo scavare il lessico visivo dell’Arte Contemporanea, con tutte le sue contraddizioni e fragilità. In tale stato di moto Tentativo di dubbio diventa una constatazione di quello che, nella krisos contemporanea tesa endemicamente tra baratro e crescita, l’Arte è chiamata a fare: trasformare il dubbio in frammentati pilastri di temporanea stabilità. Almeno. Sfidando le convenzioni e osservando il mondo che ci circonda da una prospettiva obliqua e personale, Didymos privilegia le sfere dei cambiamenti climatici, del pensiero relativo, di una visione di paesaggio fisico e mentale più adatto, ovvero di nuovo adatto all’uomo e alle altre creature che abitano la terra.

L’arte di Didymos s’interroga sulle dinamiche che contribuiscono alla creazione di soggettività altruiste in un mondo accecato da narcisistici interessi superiori e quindi devastanti, mettendone in dubbio le certezze e offrendo una realtà alternativa a quella presente. In un contesto sociale internazionale che vede crescere a dismisura le disparità economiche e sociali, in cui si erigono muri fisici e metaforici al di la dei quali l’Altro deve restare sempre a distanza di sicurezza, in cui rigurgiti di “ismi” inquinano lo scenario politico e sociale, il lavoro degli Artisti rimane il baluardo d’avanguardia per la sua innata capacità di creare immaginari e aprire rinnovati orizzonti di riflessione. Questo è quello che intende fare Didymos, proiettando la sua visione di artista attivo sulla scena contemporanea spesso scontrandosi con i temi dell’indignazione, dell’inclusione, del clima, dell’equità sociale.

Le loro installazioni sono un esempio imperfetto e per questo necessario dell’utilizzo critico, nell’opera d’arte, di stereotipi della fruizione e della cultura di massa per creare narrazioni alternative E lo scarto del processo avviene attraverso una capacità talentuosa e studiata di governare i materiali impiegati e le attrezzature - un poco da alchimista e un poco da montatore - che sottopongono a un costante stato di stress: carta, grafite, cera, legno, metallo, gesto che agisce, pietra, molla, calamita, plastica, tecnologia analogica e digitale, parola, taglio, aggetto, plexiglas, molle, spago. E non solo. Tentativo di dubbio in fondo è un grande laboratorio gratuito dedicato all’elaborazione del concetto, allo svelamento e moltiplicazione del processo, all’architettura dell’installazione nel territorio magico dell’arte. Nessuna direzione precostituita e unidirezionale quindi, solo percezione ma percezione che nella pratica contemporanea dell’Arte si raggiunge soltanto attraverso un’apparente leggerezza, una discussione e un mettersi in gioco. Si tratta di elementi che, nel teatro e nella letteratura, sa cogliere l’autore nei momenti salienti della tragedia: quella capacità di sorvolare la certezza ormai abbandonata a se stessa e di scomparire – o di mimetizzarsi, o di nascondersi – nel dubbio.

La centralità che in Didymos assume quindi il dubbio quale oggetto di rappresentazione e analisi, quale effetto di composizioni discorsive e visive, segna in modo decisivo la radicale contemporaneità del suo intero lavoro. Si tratta di abitare, non senza sassolini dentro le scarpe, luoghi di crisi e di resistenza. La comunicazione, il linguaggio e l’informazione che l’opera porta con sé, con Tentativo di dubbio si vengono a sostituire mediante un continuo esperimento dentro e contro la rappresentazione medesima, dentro e contro il linguaggio fine a se stesso.Va da sé che l’obiettivo che Didymos persegue non è solo la denuncia, ma il centro poetico di una visione allargata e migliore del mondo, un centro che non pretende la soluzione verso la quale solitamente ogni poetica tende. E ciò avviene mediante opere-analisi che ci parlano di come i territori fisici e mentali, geograficamente ed esistenzialmente, possano essere ricostruiti nella generosa offerta fornita dall’occasione progettuale prima, e installativa poi, dell’opera.

© 2019—Nelumbo Open Project